martedì 21 maggio 2024

Yellowface [RECENSIONE]





Autore: Rebecca Kuang
Casa Editrice: Mondadori - Oscarvault
Pagine: 384
Prezzo: 22.00€


Trama: Che male può fare uno pseudonimo? Juniper Song ha scritto un libro di enorme successo. Però forse non è esattamente chi vuole far credere di essere. June Hayward e Athena Liu, giovani scrittrici, sembrano destinate a carriere parallele: si sono laureate insieme, hanno esordito insieme. Solo che Athena è subito diventata una star mentre di June non si è accorto nessuno. Quando assiste alla morte di Athena in uno strano incidente, June ruba il romanzo che l'amica aveva appena finito di scrivere ma di cui ancora nessuno sa nulla, e decide di pubblicarlo come fosse suo, rielaborato quel tanto che basta. La storia, incentrata sul misconosciuto contributo dei cinesi allo sforzo bellico inglese durante la Prima guerra mondiale, merita comunque di essere raccontata. L'importante è che nessuno scopra la verità. Quando però qualcosa comincia a trapelare, June deve decidere fino a che punto è disposta a spingersi pur di mantenere il proprio segreto. Un romanzo spassosamente tagliente che parla di diversità, razzismi, privilegi e appropriazione culturale. E dei limiti che non si dovrebbero mai superare.

 

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Esce oggi per Mondadori - Oscarvault uno dei libri migliori letti l'anno scorso: Yellowface di Rebecca Kuang. E' stato il primo romanzo di Rebecca Kuang che letto. Aspra critica al mondo dell'editoria straniera e non, puntale satira sociale, il romanzo parla dell'appropriazione di un romanzo, The Last Front, da parte di un'autrice in cerca di successo a tutti i costi: quando la migliore amica di June, la famosa Athena Liu, muore davanti ai suoi occhi per lei si spalanca un mondo nuovo, un mondo fatto di contratti dalle cifre esorbitanti, case editrici che si contendono la pubblicazione del suo romanzo storico, e di segreti che devono rimanere a tutti i costi nascosti. Nessuno sa che The Last Front non è una sua idea, che il manoscritto è nato dalla penna di Athena, che lei lo ha rubato di tutta fretta la notte in cui la sua amica è morta.

Con questo furto inizia così un romanzo in cui la Kuang, attraverso la voce di June, può parlare di problemi contemporanei che riguardano quello che definirei il settore culturale: quando, infatti, è consono che un autore scriva un determinato tema? E se questo tema non rispecchia il suo background culturale è giusto che venga scritto? Ma, anche quando questo lo rispecchia, è giusto che sia una minoranza a parlarne oppure questo è solo una maniera pretenziosa da parte della società occidentale bianca per far rimanere le voci di persone di colore o asiatiche chiuse in alcuni schemi sociali e luoghi comuni?


"The truth is fluid. There is always another way to spin the story, another wrench to throw into the narrative."


Forse avrete già capito che in questo libro non si risparmia nessuno e nessuno è innocente: se è indiscusso che il marcio è nel sistema dell'editoria, dall'altro qui si analizza anche il cosiddetto fenomeno dei "leoni da tastiera", di coloro che si sentono in diritto di parlare e dire sempre tutto di tutti anche quando non conoscono nulla di un determinato tema.
Se da una parte è sacrosanto denunciare plagi o determinati atteggiamenti razzisti di alcuni autori, dall'altro questo significa che chi denuncia ha sempre ragione? Ed essere parte di una minoranza dà il diritto alle persone di dire tutto quello che vogliono, magari assumendo quegli stessi atteggiamenti che per primi denunciano? Una risposta giusta a tutte queste domande non c'è, ma quello che so è che questo libro ti fa riflettere su come vanno ora le cose, ti mette in discussione, e tanto basta.

"Reading lets us live in someone else’s shoes. Literature builds bridges; it makes our world larger, not smaller."


Altro punto forte del libro è sicuramente June: June che è un personaggio ambiguo della prima all'ultima frase. Scorretto, schietto, non si pente mai davvero e trova sempre un modo per farti dubitare sul dove sia la verità - anche quando questa è sotto ai tuoi occhi. E' indubbio che quello che fa è deprecabile, che sia una persona che si è appropriata di una storia non sua, ma allo stesso tempo ti affascina e dice delle verità scomode e politicamente scorrette che nessuno vuole sentirsi dire. Credo che la sua storia raggiunga il picco nelle ultime pagine, quando tutto viene nuovamente ribaltato e tu lettore rimani scombussolato a chiederti cosa sia davvero reale e cosa non lo sia. Per questo mi inchino alla maestria di Rebecca Kuang.

Nonostante tutto, nonostante io abbia amato questo libro, non mi sento di consigliarlo a tutti: non tutti, infatti, potrebbero trovare interessante la critica al mondo dell'editoria, i dettagli minuziosi presenti nel romanzo, in cui si parla per pagine e pagine di alcune dinamiche che alcuni potrebbero trovare prolisse. Se, al contrario, siete veraci divoratori di libri e conoscete anche un pochino questi temi non potete non buttarvi a capofitto su questa meraviglia e godervi dalla prima all'ultima pagina di Yellowface. Semplicemente geniale!

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