Autore: Rebecca Kuang
Casa Editrice: Mondadori - Oscarvault
Pagine: 384
Prezzo: 22.00€
Trama: Che male può fare uno pseudonimo? Juniper Song ha scritto un libro
di enorme successo. Però forse non è esattamente chi vuole far credere
di essere. June Hayward e Athena Liu, giovani scrittrici, sembrano
destinate a carriere parallele: si sono laureate insieme, hanno esordito
insieme. Solo che Athena è subito diventata una star mentre di June non
si è accorto nessuno. Quando assiste alla morte di Athena in uno strano
incidente, June ruba il romanzo che l'amica aveva appena finito di
scrivere ma di cui ancora nessuno sa nulla, e decide di pubblicarlo come
fosse suo, rielaborato quel tanto che basta. La storia, incentrata sul
misconosciuto contributo dei cinesi allo sforzo bellico inglese durante
la Prima guerra mondiale, merita comunque di essere raccontata.
L'importante è che nessuno scopra la verità. Quando però qualcosa
comincia a trapelare, June deve decidere fino a che punto è disposta a
spingersi pur di mantenere il proprio segreto. Un romanzo spassosamente
tagliente che parla di diversità, razzismi, privilegi e appropriazione
culturale. E dei limiti che non si dovrebbero mai superare.
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Esce oggi per Mondadori - Oscarvault uno dei libri migliori letti l'anno scorso: Yellowface di Rebecca Kuang. E' stato il primo romanzo di Rebecca Kuang
che letto. Aspra critica al mondo dell'editoria straniera e non, puntale
satira sociale, il romanzo parla dell'appropriazione di un romanzo, The
Last Front, da parte di un'autrice in cerca di successo a tutti i
costi: quando la migliore amica di June, la famosa Athena Liu, muore
davanti ai suoi occhi per lei si spalanca un mondo nuovo, un mondo fatto
di contratti dalle cifre esorbitanti, case editrici che si contendono
la pubblicazione del suo romanzo storico, e di segreti che devono
rimanere a tutti i costi nascosti. Nessuno sa che The Last Front non è
una sua idea, che il manoscritto è nato dalla penna di Athena, che lei
lo ha rubato di tutta fretta la notte in cui la sua amica è morta.
Con
questo furto inizia così un romanzo in cui la Kuang, attraverso la voce
di June, può parlare di problemi contemporanei che riguardano quello
che definirei il settore culturale: quando, infatti, è consono che un
autore scriva un determinato tema? E se questo tema non rispecchia il
suo background culturale è giusto che venga scritto? Ma, anche quando
questo lo rispecchia, è giusto che sia una minoranza a parlarne oppure
questo è solo una maniera pretenziosa da parte della società occidentale
bianca per far rimanere le voci di persone di colore o asiatiche chiuse
in alcuni schemi sociali e luoghi comuni?
"The truth is fluid. There is always another way to spin the story, another wrench to throw into the narrative."
Forse avrete già
capito che in questo libro non si risparmia nessuno e nessuno è
innocente: se è indiscusso che il marcio è nel sistema dell'editoria,
dall'altro qui si analizza anche il cosiddetto fenomeno dei "leoni da
tastiera", di coloro che si sentono in diritto di parlare e dire sempre
tutto di tutti anche quando non conoscono nulla di un determinato tema.
Se
da una parte è sacrosanto denunciare plagi o determinati atteggiamenti
razzisti di alcuni autori, dall'altro questo significa che chi denuncia
ha sempre ragione? Ed essere parte di una minoranza dà il diritto alle
persone di dire tutto quello che vogliono, magari assumendo quegli
stessi atteggiamenti che per primi denunciano? Una risposta giusta a
tutte queste domande non c'è, ma quello che so è che questo libro ti fa
riflettere su come vanno ora le cose, ti mette in discussione, e tanto
basta.
"Reading lets us live in someone else’s shoes. Literature builds bridges; it makes our world larger, not smaller."
Altro
punto forte del libro è sicuramente June: June che è un personaggio
ambiguo della prima all'ultima frase. Scorretto, schietto, non si pente
mai davvero e trova sempre un modo per farti dubitare sul dove sia la
verità - anche quando questa è sotto ai tuoi occhi. E' indubbio che
quello che fa è deprecabile, che sia una persona che si è appropriata di
una storia non sua, ma allo stesso tempo ti affascina e dice delle
verità scomode e politicamente scorrette che nessuno vuole sentirsi
dire. Credo che la sua storia raggiunga il picco nelle ultime pagine,
quando tutto viene nuovamente ribaltato e tu lettore rimani
scombussolato a chiederti cosa sia davvero reale e cosa non lo sia. Per
questo mi inchino alla maestria di Rebecca Kuang.
Nonostante
tutto, nonostante io abbia amato questo libro, non mi sento di
consigliarlo a tutti: non tutti, infatti, potrebbero trovare
interessante la critica al mondo dell'editoria, i dettagli minuziosi
presenti nel romanzo, in cui si parla per pagine e pagine di alcune
dinamiche che alcuni potrebbero trovare prolisse. Se, al contrario,
siete veraci divoratori di libri e conoscete anche un pochino questi
temi non potete non buttarvi a capofitto su questa meraviglia e godervi
dalla prima all'ultima pagina di Yellowface. Semplicemente geniale!