Buonsalve lettori! Torno dopo qualche settimana con un nuovo Review Party dedicato a "Il Canto di Calliope" di Natalie Haynes e organizzato da me in collaborazione con Sonzogno, che ringrazio per la copia gentilmente mandata in anteprima, e le altre cinque fantastiche ragazze, di cui trovate i nomi nel banner qui in alto, che si sono unite in questo evento.

Trama: Una donna sola corre nella notte, intorno a lei la sua città che brucia.
Fuori dalle mura, la regina e altre sventurate attendono un destino che
verrà deciso dai vincitori. È la caduta di Troia. Dieci interminabili
anni di guerra sono giunti alla tragica conclusione, mentre le avventure
dei protagonisti andranno a ispirare, nei secoli a venire, le opere di
artisti e scrittori. «Cantami o Musa» invoca il sommo poeta Omero, che
ha raccontato le gesta degli eroi. Ma Calliope, musa della poesia epica,
questa volta è meno accomodante: è convinta che non tutto sia stato
narrato, che qualcosa di fondamentale, legato alle figure femminili,
manchi ancora per completare l'affresco. Se il bardo vuole che lei
canti, allora lei canterà insieme a tutte le donne coinvolte nella
grande tragedia. Dando voce a ciascuna di loro, Calliope prende in mano
la storia e ce la racconta da una nuova prospettiva. Ecco Andromaca,
Cassandra, Pentesilea, Clitennestra, che vengono alla ribalta, con i
loro pensieri, con i complicati risvolti psicologici delle loro scelte,
con la sete di vendetta, la solitudine, la dignità di fronte alla morte.
E poi tutte le altre, da Penelope a Briseide, da Creusa a Ifigenia,
dalle troiane che, vinte, saranno rese schiave, alle greche che
attendono il rientro dei loro uomini, senza dimenticare le capricciose
divinità che governano le sorti dei mortali. Attingendo alle fonti
antiche, anche le meno note, Natalie Haynes rivisita una delle più
grandi narrazioni di tutti i tempi, facendoci palpitare di commozione
accanto alle leggendarie eroine, e trasmettendoci il sentimento vivo di
come la guerra di Troia e la sua epopea appartengano alle donne non meno
che agli uomini.
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“Cantami, O Diva, del pelide Achille l’ira funesta,
che infiniti addusse lutti agli Achei”.
Quanti di noi non conoscono questa frase, l’incipit più famoso della storia
della letteratura classica? Omero inizia così la sua Iliade, in cui ci narra le
gesta di coraggiosi eroi come Achille, Odisseo e Agamennone. Sin da bambini ci
insegnano a scuola queste parole, ci raccontano degli eroi che hanno combattuto
e sono caduti all’ombra delle mura di Troia, ma quanti conoscono le altre
tragedie, quelle combattute non con una spada in mano, ma nel silenzio del
focolare, aspettando e pregando per il ritorno dei propri figli, padri, mariti?
Le storie delle donne greche e troiane non sempre hanno la fama che meritano ed
è per questo, per loro, che Natalie Haynes ha scritto il suo ultimo libro, Il
Canto di Calliope (in inglese A Thousand Ships), romanzo epico uscito in Italia
lo scorso 21 Gennaio per Sonzogno, la stessa casa editrice che ci ha portato
anche “La Canzone di Achille” e “Circe” di Madeline Miller.

Premessa: in questo romanzo non troverete storie edulcorate o chissà quanto
originali. Chi, come me, ha fatto studi classici probabilmente ricorderà
benissimo i pomeriggi passati a studiare e analizzare tragedie come “Le Troiane”, “Medea”, “L’Orestea” e
altre: molto prima di questa classicista inglese, infatti, i tre grandi
drammaturgi greci Eschilo, Sofocle ed Euripide hanno donato alle donne il loro
giusto ruolo nella Storia. Alla luce di questo, ci si può domandare a che scopo
si debba scrivere una storia “nuova”, quando si può benissimo leggere la
versione originale classica? Per dirla con le parole della Haynes: per far
rendere conto ai lettori che “l’eroismo è qualcosa che può trovarsi in tutti
noi […] non appartiene solo agli uomini”.
Le donne di questo romanzo (Ecuba, Penelope, Cassandra, Andromaca, per citarne
solo alcune) sono di fatto eroine a loro modo: nonostante i lutti, nonostante
le tragedie, nonostante la schiavitù e l’infinita attesa tutte loro combattono
fino alla fine, cercando di opporsi al proprio destino o, al contrario,
abbracciandolo con fierezza e senza alcuna paura.
Capitolo dopo capitolo il lettore non può fare a meno di immedesimarsi in loro,
sperare e soffrire con loro, anche quando sa bene che la Storia non verrà
mutata e alla fine ognuna di loro verrà immolata sull’altare accuratamente costruito
secondo i capricci degli déi. Insieme a Calliope, musa amata da Omero, colei
che narra le disavventure delle donne e ci conduce mano nella mano per tutto il
libro, vagherete come ombre tra le loro vite, le conoscerete e capirete meglio
chi sono state queste donne così fiere che spesso non riescono ad essere
alleate o comprensive le une con le altre, neanche quando c’è di mezzo il sangue
del proprio sangue – dopo tutto, chi mai ricorda che Paride era sposato con una
ninfa? L’adulterio è una macchia che indossa solo una donna, è solo di Elena,
che ne paga le conseguenze e sarà colpevole di questo crimine per l’eternità.
Il Canto di Calliope è, dunque, un romanzo corale, di quelli che conducono indietro
nel tempo e hanno il profumo di un libro antico dalle pagine ingiallite, oltre
che una straordinaria storia tanto antica quanto contemporanea. Chi non ne
conosce le vicende ne sarà ammaliato, al contrario chi le conosce da sempre sarà
incuriosito da questo nuovo modo di interpretarle, ma tutti, spero, saranno
commossi da queste piccole, grandi donne che hanno contribuito, a modo loro, a
costruire la letteratura epica che conosciamo oggi.
VOTO FINALE: 4/5🌟