giovedì 11 febbraio 2021

Review Party: Piranesi

 


 
 
 
 
Buonsalve lettori! Torno anche oggi con una nuova recensione, questa volta di un libro bellissimo e che mi ha rubato il cuore: Piranesi. L'ho letto grazie all'evento organizzato da Franci di Coffee and Books  in collaborazione con la Fazi Editore, che ci ha gentilmente permesso di leggere il romanzo in anteprima.




Autore: Susanna Clarke
Casa Editrice
: Fazi Editore (collana LainYA)
Pagine: 300
Prezzo
: 16,50 euro (cartaceo), 8,99 euro (eBook)


Trama: Piranesi vive nella Casa. Forse da sempre. Giorno dopo giorno ne esplora gli infiniti saloni, mentre nei suoi diari tiene traccia di tutte le meraviglie e i misteri che questo mondo labirintico custodisce. I corridoi abbandonati conducono in un vestibolo dopo l’altro, dove sono esposte migliaia di bellissime statue di marmo. Imponenti scalinate in rovina portano invece ai piani dove è troppo rischioso addentrarsi: fitte coltri di nubi nascondono allo sguardo il livello superiore, mentre delle maree imprevedibili che risalgono da chissà quali abissi sommergono i saloni inferiori. Ogni martedì e venerdì Piranesi si incontra con l’Altro per raccontargli le sue ultime scoperte. Quest’uomo enigmatico è l’unica persona con cui parla, perché i pochi che sono stati nella Casa prima di lui sono ora soltanto scheletri che si confondono tra il marmo. Improvvisamente appaiono dei messaggi misteriosi: qualcuno è arrivato nella Casa e sta cercando di mettersi in contatto proprio con Piranesi. Di chi si tratta? Lo studioso spera in un nuovo amico, mentre per l’Altro è solo una terribile minaccia. Piranesi legge e rilegge i suoi diari ma i ricordi non combaciano, il tempo sembra scorrere per conto proprio e l’Altro gli confonde solo le idee con le sue risposte sfuggenti. Piranesi adora la Casa, è la sua divinità protettrice e l’unica realtà di cui ha memoria. È disposto a tutto per proteggerla, ma il mondo che credeva di conoscere nasconde ancoratroppi segreti e sta diventando, suo malgrado, pericoloso. Susanna Clarke, autrice fantasy fra le più acclamate, torna in maniera trionfale con un nuovo, inebriante romanzo ambientato in un mondo da sogno intriso di bellezza e poesia.



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Avete presente quella sensazione di straniamento e attrazione che si prova davanti a un quadro raffigurante un labirinto di Ersher o una delle prigioni di Giovan Battista Piranesi? Ecco, questo è più o meno quello che si prova leggendo il nuovo libro di Susanna Clarke, Piranesi.
Arrivato in libreria a quindici anni di distanza dall’ultima fatica della scrittrice inglese, Jonathan Strange e il Signor Norrell, questo nuovo romanzo, uscito in Italia il 4 Febbraio grazie alla Fazi Editore, racchiude in se la meraviglia di un mondo degno di qualsiasi romanzo fantasy e il mistero tipico del miglior thriller.
Ma di cosa, o meglio di chi, parla Piranesi? Piranesi vive nella Casa, è il suo figlio prediletto e ne conosce ogni anfratto, ogni livello e Salone, ogni Vestibolo e Atrio. Suoi unici compagni sono le statue marmoree che riempiono i saloni e che raffigurano non solo uomini, ma anche giganteschi Minotauri e creature leggendarie. Inoltre, la Casa accoglie tra le sue stanze anche l’Altro, unico essere vivente presente oltre Piranesi e come lui appassionato di scienza e dei segreti di questo mondo apparentemente infinito, e altre tredici persone di cui, però, rimangono solo i resti accuratamente conservati in nicchie e scatole di biscotti.
Ognuna di queste “persone-non persone” avrà un ruolo chiave nella trama, poiché nella Casa non tutto è come sembra e ben presto si scoprirà che molte sono le storie in attesa di essere raccontate e ancor di più i misteri da svelare.

Come ogni labirinto che si rispetti, il romanzo si apre in maniera volutamente enigmatica, presentandoci  un mondo oscuro e complesso attraverso le parole scritte da Piranesi stesso nei suoi diari; e sarà proprio Piranesi la voce narrante di questo racconto, il nostro Virgilio che ci accompagnerà tra i Saloni di questo mondo “altro” come fossimo dei novelli Dante appena arrivati nel primo cerchio dell’Inferno.
Nelle prime centinaia di pagine o poco meno, la Clarke ci fa ambientare e prendere confidenza con la sua storia, con le Maree e le Statue, gli Uccelli e i Pesci che popolano il suo labirinto dedalico. In ogni nuovo capitolo impareremo a conoscere Piranesi, la sua mente, il suo essere gentile e spesso ingenuo, ma sempre impaziente di conoscere e scoprire cose nuove: non affezionarsi a lui è praticamente impossibile. Poi, quando meno te lo aspetti, ecco che il libro prende una nuova direzione, una sfumatura che ricorda un dark academia che si fonde con un thriller in cui la gente scompare, viene uccisa e misteriosi studiosi fanno la loro comparsa, sconvolgendo non solo la vita tranquilla del nostro protagonista, ma anche noi lettori.


Il romanzo della Clarke è diverso da (quasi) tutto quello che avete mai letto. Dietro uno studio attento, fatto di dettagli minuziosi e parole non dette, si crea un libro che vi terrà incollati dalla prima all’ultima pagina e vi farà scoprire un mondo unico nel suo genere. In molti momenti mi ha ricordato tanto il Mare senza Stelle di Erin Morgenstern, anche questa una delle mie letture preferite di sempre. Entrambi i romanzi, infatti, contengono un mondo metafisico alternativo e segreto che ricorda un quadro di De Chirico, oltre ad una sfumatura surrealista e onirica perfetta per chi ama Salvador Dalì e i suoi orologi sciolti. Lo spazio e il tempo, infatti, non esistono in questo luogo, poiché la Casa segue solo il corso delle maree che si infrange nelle sue 7.678 stanze: al suo interno tutto scorre in modo naturale, in un equilibrio perfetto con il Tutto, quasi fosse un luogo paradisiaco più che una prigione dal quale sembra impossibile scappare.

Piranesi è stato un libro a lungo atteso, ancor di più chiacchierato: la sua uscita nel Regno Unito ha fatto impazzire pubblico e critica e ora che, finalmente, possiamo leggerlo anche in Italia non posso esimermi dal dire che vale la sua reputazione. Leggere questo libro è come leggere di un sogno e, una volta terminato, vorrete soltanto ricominciare e perdervi nuovamente nella Bellezza della Casa.


VOTO FINALE: 5/5🌟

mercoledì 10 febbraio 2021

Il Canto di Calliope - Review Party

 

 


 Buonsalve lettori! Torno dopo qualche settimana con un nuovo Review Party dedicato a "Il Canto di Calliope" di Natalie Haynes e organizzato da me in collaborazione con Sonzogno, che ringrazio per la copia gentilmente mandata in anteprima, e le altre cinque fantastiche ragazze, di cui trovate i nomi nel banner qui in alto, che si sono unite in questo evento.

 

Trama: Una donna sola corre nella notte, intorno a lei la sua città che brucia. Fuori dalle mura, la regina e altre sventurate attendono un destino che verrà deciso dai vincitori. È la caduta di Troia. Dieci interminabili anni di guerra sono giunti alla tragica conclusione, mentre le avventure dei protagonisti andranno a ispirare, nei secoli a venire, le opere di artisti e scrittori. «Cantami o Musa» invoca il sommo poeta Omero, che ha raccontato le gesta degli eroi. Ma Calliope, musa della poesia epica, questa volta è meno accomodante: è convinta che non tutto sia stato narrato, che qualcosa di fondamentale, legato alle figure femminili, manchi ancora per completare l'affresco. Se il bardo vuole che lei canti, allora lei canterà insieme a tutte le donne coinvolte nella grande tragedia. Dando voce a ciascuna di loro, Calliope prende in mano la storia e ce la racconta da una nuova prospettiva. Ecco Andromaca, Cassandra, Pentesilea, Clitennestra, che vengono alla ribalta, con i loro pensieri, con i complicati risvolti psicologici delle loro scelte, con la sete di vendetta, la solitudine, la dignità di fronte alla morte. E poi tutte le altre, da Penelope a Briseide, da Creusa a Ifigenia, dalle troiane che, vinte, saranno rese schiave, alle greche che attendono il rientro dei loro uomini, senza dimenticare le capricciose divinità che governano le sorti dei mortali. Attingendo alle fonti antiche, anche le meno note, Natalie Haynes rivisita una delle più grandi narrazioni di tutti i tempi, facendoci palpitare di commozione accanto alle leggendarie eroine, e trasmettendoci il sentimento vivo di come la guerra di Troia e la sua epopea appartengano alle donne non meno che agli uomini.


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“Cantami, O Diva, del pelide Achille l’ira funesta, che infiniti addusse lutti agli Achei”.


Quanti di noi non conoscono questa frase, l’incipit più famoso della storia della letteratura classica? Omero inizia così la sua Iliade, in cui ci narra le gesta di coraggiosi eroi come Achille, Odisseo e Agamennone. Sin da bambini ci insegnano a scuola queste parole, ci raccontano degli eroi che hanno combattuto e sono caduti all’ombra delle mura di Troia, ma quanti conoscono le altre tragedie, quelle combattute non con una spada in mano, ma nel silenzio del focolare, aspettando e pregando per il ritorno dei propri figli, padri, mariti? Le storie delle donne greche e troiane non sempre hanno la fama che meritano ed è per questo, per loro, che Natalie Haynes ha scritto il suo ultimo libro, Il Canto di Calliope (in inglese A Thousand Ships), romanzo epico uscito in Italia lo scorso 21 Gennaio per Sonzogno, la stessa casa editrice che ci ha portato anche “La Canzone di Achille” e “Circe” di Madeline Miller.

Premessa: in questo romanzo non troverete storie edulcorate o chissà quanto originali. Chi, come me, ha fatto studi classici probabilmente ricorderà benissimo i pomeriggi passati a studiare e analizzare tragedie come “Le Troiane”, “Medea”, “L’Orestea” e altre: molto prima di questa classicista inglese, infatti, i tre grandi drammaturgi greci Eschilo, Sofocle ed Euripide hanno donato alle donne il loro giusto ruolo nella Storia. Alla luce di questo, ci si può domandare a che scopo si debba scrivere una storia “nuova”, quando si può benissimo leggere la versione originale classica? Per dirla con le parole della Haynes: per far rendere conto ai lettori che “l’eroismo è qualcosa che può trovarsi in tutti noi […] non appartiene solo agli uomini”.
Le donne di questo romanzo (Ecuba, Penelope, Cassandra, Andromaca, per citarne solo alcune) sono di fatto eroine a loro modo: nonostante i lutti, nonostante le tragedie, nonostante la schiavitù e l’infinita attesa tutte loro combattono fino alla fine, cercando di opporsi al proprio destino o, al contrario, abbracciandolo con fierezza e senza alcuna paura.
Capitolo dopo capitolo il lettore non può fare a meno di immedesimarsi in loro, sperare e soffrire con loro, anche quando sa bene che la Storia non verrà mutata e alla fine ognuna di loro verrà immolata sull’altare accuratamente costruito secondo i capricci degli déi. Insieme a Calliope, musa amata da Omero, colei che narra le disavventure delle donne e ci conduce mano nella mano per tutto il libro, vagherete come ombre tra le loro vite, le conoscerete e capirete meglio chi sono state queste donne così fiere che spesso non riescono ad essere alleate o comprensive le une con le altre, neanche quando c’è di mezzo il sangue del proprio sangue – dopo tutto, chi mai ricorda che Paride era sposato con una ninfa? L’adulterio è una macchia che indossa solo una donna, è solo di Elena, che ne paga le conseguenze e sarà colpevole di questo crimine per l’eternità.

Il Canto di Calliope è, dunque, un romanzo corale, di quelli che conducono indietro nel tempo e hanno il profumo di un libro antico dalle pagine ingiallite, oltre che una straordinaria storia tanto antica quanto contemporanea. Chi non ne conosce le vicende ne sarà ammaliato, al contrario chi le conosce da sempre sarà incuriosito da questo nuovo modo di interpretarle, ma tutti, spero, saranno commossi da queste piccole, grandi donne che hanno contribuito, a modo loro, a costruire la letteratura epica che conosciamo oggi. 
 
 
VOTO FINALE: 4/5🌟

martedì 19 gennaio 2021

Sorcery of Thorns: Review Party

 

 




Buonsalve lettori! E' iniziato ieri il Review Party dedicato a Sorcery of Thorns di Margaret Rogerson e oggi, in questa seconda tappa dell'evento, è il mio turno di parlarvi di questo interessante romanzo fantasy. Mi raccomando, dopo aver letto la recensione passate anche dei blog delle altre ragazze, che ringrazio ancora una volta per aver partecipato al mio piccolo evento. Pronti? Iniziamo!

 


Trama: Trovatella allevata in una delle Grandi Biblioteche di Austermeer, è cresciuta in mezzo agli strumenti della stregoneria: grimori magici che sussurrano e sferragliano catene. Se provocati, si trasformano in mostri inquietanti di cuoio e di inchiostro. Ciò cui Elisabeth ambisce è diventare una guardiana, incaricata di proteggere il regno dalle minacce della magia. Il suo disperato tentativo di impedire l'atto di sabotaggio che libera il grimorio più pericoloso della biblioteca finisce per ritorcersi contro di lei: ritenuta coinvolta nel crimine, viene condotta nella capitale, in attesa di interrogatorio. L'unica persona su cui può fare affidamento è il suo nemico di sempre, il Magister Nathaniel Thorn, con il suo misterioso servitore; ma tutto sembra intrappolarla in una congiura secolare, che potrebbe radere al suolo non solo le Grandi Biblioteche, ma anche il mondo intero. A mano a mano che la sua alleanza con Nathaniel si rafforza, Elisabeth inizia a mettere in discussione tutto quello che le hanno insegnato sui maghi, sulle biblioteche che ama così tanto, e soprattutto su se stessa. Perché Elisabeth ha un potere che non avrebbe mai sospettato, e un destino che non avrebbe mai potuto immaginare.


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«Ti piace questo posto?» «Certo che sì. Ci sono i libri.»



Esce oggi per Mondadori – Oscar Vault, che ringrazio per averci permesso di organizzare l’evento e la copia in anteprima, Sorcery of Thorns di Margaret Rogerson. Secondo libro dell’autrice, preceduto solo dal suo esordio, An Enchantment of Ravens (ancora inedito qui in Italia), è anche il secondo libro che leggo dell’autrice, un romanzo che, a mio avviso, è di gran lunga superiore al primo per struttura, trama e caratterizzazione dei personaggi. Se, infatti, ho trovato An Enchantment of Ravens più una lettura passatempo che altro, Sorcery of Thorns si è dimostrato un romanzo molto affascinante, di quelli che difficilmente mi dimenticherò. Inoltre, è perfetto per gli amanti delle librerie/biblioteche e consigliato a chi ha apprezzato (come me) romanzi come Il Sognatore, Il Mare Senza Stelle e Il Rilegatore.
Ambientato in un mondo magico, in cui i libri chiamati grimori sono più di un semplice ammasso di carta inchiostrata e hanno una propria personalità e dei sentimenti, Sorcery of Thorns inizia il suo svolgimento sin dalle primissime pagine in quella che scopriamo essere una delle grandi librerie del regno: Summershall. Questo è un luogo permeato di segreti e magia nel quale la nostra protagonista, Elizabeth, è cresciuta fin dall’infanzia e ha studiato per far avverare il suo sogno di diventare una Guardiana, una custode dei grimori e dei segreti della libreria. I suoi piani e la sua vita apparentemente già scritta verranno bruscamente interrotti quando, una notte piena di vento e magia, la Direttrice della scuola verrà trovata priva di vita.

Da qui inizieranno una serie di avvenimenti uno dietro l’altro, ognuno pieno di misteri e intrighi; Elizabeth verrà portata suo malgrado nella capitale del regno, unica testimone di un atto che doveva restare segreto a tutti, e qua ritroverà Nathaniel, un giovane mago che aveva già incontrato a Summershall e con il quale inizierà ad indagare sulla morte della Direttrice e sui segreti che si celano dietro questo grave misfatto. Sfondo delle vicende saranno sempre i libri, uno dei punti forti del libro: come suddetto questi libri speciali vengono chiamati grimori e, a seconda della classe di appartenenza sono più o meno potenti, capaci di atti terribili e mostruosi e per questo accuratamente custoditi e protetti. Mi è piaciuta molto l’originalità nella descrizione di ogni grimorio, i dettagli che la Rogerson ci dà di ognuno di essi, così come mi sono piaciute le singole biblioteche, simili e allo stesso tempo diverse l’una dall’altra.



Passando a da analizzare i protagonisti, è indubbio che Elizabeth sia una buona voce narrante, una protagonista giovane ma contemporaneamente adulta, che non ha paura di dire la sua opinione e affrontare i suoi nemici; anche Nathaniel è un ottimo personaggio: all’inizio si dimostra sfacciato, sprezzante e quasi distaccato, ma con il procedere dei capitoli scopriamo in lui un ragazzo profondamente solo, che si porta il peso di segreti terribili e indicibili, di quelli di cui nessuno osa parlare. E poi ovviamente c’è Silas, il demone di Nathaniel, una creatura eterea, gentile ma terribile, un essere demoniaco che però mostra un umanità fuori dal comune e che salverà più e più volte dai guai i nostri due ragazzi spesso troppo imprudenti – inoltre l’ho adorato nei panni di un gatto bianco e morbido! Una scelta più che azzeccata della nostra autrice.

Come ho già detto, la Rogerson è molto migliorata nel corso degli anni e lo stile di scrittura ne è la riprova: la sua prosa è poetica ed elegante, presenta descrizioni minuziose e vivide, specialmente quando si parla dei libri, i quali sono unici e potenti, tanto che al lettore sembra di poterne sentire l’odore, la voce, ogni singola caratteristica.
Un’altra cosa che ho apprezzato è stata la maestria dell’autrice nel riuscire a scrivere una storia così ben organizzata e dettagliata in poco più di 400 pagine: in un mondo editoriale sempre più spesso caratterizzato da trilogia e saghe, in cui il mondo/ambientazione e i suoi segreti vengono rivelati piano piano, forse anche fin troppo piano, la Rogerson è stata capace di racchiudere perfettamente tutte le informazioni di cui il lettore necessita, iniziando dalla magia, continuando con il sistema politico e terminando con quello geografico. Nessun aspetto del libro ne risente, non i personaggi e neanche le vicende. Tutto è ben bilanciato e, per quel che mi riguarda, mi sono state date tutte le risposte che cercavo.

Sorcery of Thorns è stata una delle mie letture preferite del 2019 e ora che l’ho riletto a distanza di quasi due anni posso dire con piacere che ho ritrovato nella traduzione italiana tutto quello che mi aspettavo.
Unico appunto doveroso prima di chiudere è quello delle tematiche LGBT che sono state vendute insieme a questo libro: se volete comprarlo solo per questo motivo allora lasciate perdere; la bisessualità (o presunta tale) di uno dei protagonisti del libro è solo accennata, ne si fa menzione velocemente in una conversazione e successivamente la questione non viene mai più ripresa.
Al contrario, se volete un libro pieno di azione e magia, con libri magici e dei protagonisti ben caratterizzati, allora il libro di Margaret Rogerson è quello che fa al caso vostro.  


VOTO FINALE: 4,5/5🌟


giovedì 24 dicembre 2020

REVIEW PARTY: Canto di Natale

 




Autrore: Charles Dickens & Iacopo Bruno
Titolo: Canto di Natale
Casa Editrice: Rizzoli
Pagine: 111
Prezzo: 20€ (cartaceo)



Trama: Tintinnare di monete e frusciare di banconote: solo a questo pensa il vecchio e avaro Ebenezer Scrooge. Ma tutto cambia nella magica e spaventosa notte di Natale quando Scrooge riceve la visita di tre spiriti che lo costringono ad aprire finalmente gli occhi. E il cuore. La più celebre storia di Natale, toccante parabola fantastica di Charles Dickens, in un volume illustrato da Iacopo Bruno
 
 
 
 
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Buonsalve lettori e Buon Natale! Oggi, vigilia di Natale, torno con la recensione di un libro tipico di questo periodo e che ho piacevolmente riletto in occasione di un Review Party organizzato in occasione della sua nuova pubblicazione.
Il 19 di Dicembre (data non casuale, la stessa in cui fu pubblicato per la prima volta il libro) è infatti uscito per Rizzoli, che ringrazio per averci permesso di creare questo evento e per la copia cartacea, Canto di Natale di Charles Dickens, grande classico natalizio riportato in libreria in una nuova, stupenda edizione illustrata da Iacopo Bruno, fondatore dello studio milanese di grafica e illustrazione The World of DOT.

Quando si parla di A Christmas Carol, a molti di noi probabilmente verrà subito in mente l’adattamento targato Disney del 1983 dal titolo “Canto di Natale di Topolino”: chi, infatti, non ha mai visto questo classico d’animazione tipico delle feste, mandato e rimandato in televisione durante il periodo natalizio e che, non a caso, ha come protagonista il burbero e taccagno Zio Paperone, che in America prende il nome del protagonista di questo libro, Scrooge. Eppure, malgrado quello che si crede comunemente, il libro di Charles Dickens non è propriamente definibile come una fiaba per bambini, anzi nasconde una forte critica sociale a quell’età vittoriana protagonista di ogni romanzo dell’autore inglese. Primo tra tutte c’è infatti la critica al capitalismo, che costringe i più poveri a disumani orari di lavoro (le media era sedici ore al giorno), sfruttando anche i più piccoli, quei bambini spesso protagonisti dei romanzi dell’autore inglese che, privati di un infanzia, trovano la morte in fabbriche sudice dove i diritti dei lavoratori sono solo una vana speranza.
Emblema di questa società cinica e arida, che guarda ai più bisognosi con distacco e disprezzo, è proprio Scrooge, banchiere londinese per il quale il Natale è solo una perdita di tempo, una seccatura che gli impedisce di guadagnare quel denaro a cui è avaramente attaccato e che gli ha fatto perdere tutto, dai suoi affetti alla sua umanità. Scrooge è un personaggio dal destino apparentemente segnato, eppure tutto cambia quando una sera, precisamente la vigilia di Natale, riceverà la visita del suo socio in affari recentemente morto, Jacob Marley (la cui anima non è stata salvata e che ora è costretto a vagare per il mondo legato a catene pesantissime) il quale gli annuncia l’arrivo da là a poche ore di altri tre spiriti – quello del Natale passato, quello del Natale presente e, infine, quello del Natale futuro.

Ogni spirito riporterà il nostro protagonista a un momento ben preciso della sua vita: prima indietro nel tempo, ai natali passati, quando Ebenezer era ancora un ragazzo pieno di sogni e speranze; poi nel presente, a far visita alla sua famiglia e a quella del suo unico dipendente, Bob Cratchit, che vive in una casa modesta, con poco denaro e un figlio gravemente malato e prossimo alla morte, Tim; infine,  arriva alla sua porta l’ultimo spirito, quello del natale futuro, un essere inquietante che ha le sembianze della morte e che gli farà vedere il suo futuro imminente, ovvero la sua tomba spoglia e desolata, dove nessuno va a fargli visita e il suo corpo giace dimenticato da tutti. Eppure, non tutto è ancora perduto e, attraverso quella redenzione puramente cristiana, Ebenezer può ancora rimediare ai suoi errori, cambiare se stesso e cambiare non solo il presente, ma anche il futuro…

Pubblicato per la prima volta nel dicembre del 1843, il libro si presentava come un racconto in cinque atti, e fu accolto subito con successo dal pubblico e dalla critica (in pochi giorni furono vendute ben seimila copie), venendo ben presto ristampato più volte in patria e poi tradotto in molti paesi esteri (in Italia la prima traduzione risale al 1897); come per questa nuova edizione, anche l’originale era illustrata.
Il primo illustratore del romanzo fu il londinese John Leech, che alle spalle aveva una carriera di illustratore per giornali come lo Shilling Magazine. Proprio come molte delle illustrazioni originali, anche queste presentate da Bruno sono a colori, e ci accompagnano dalla primissima pagina, dove troviamo un ritratto di Dickens, fino al lieto finale.
I suoi disegni e il suo stile sono vividi: attraverso minuziosi e precisi dettagli catturano perfettamente le caratteristiche dei singoli personaggi, il momento che stiamo leggendo e i piccoli dettagli della scena che stanno illustrando; i colori, poi, sono brillanti, elegantemente accesi e in ognuno di loro ritroviamo le tonalità tipiche del Natale – rosso, verde, oro -  le stessi che possiamo ammirare anche nella copertina. L’edizione della Rizzoli è curata nei minimi dettagli, con dei materiali di alto livello (a partire dalla copertina in cartonato rigido e proseguendo con la qualità dei fogli usati per la stampa) che esaltano ancor di più le illustrazioni: se volete fare un regalo originale a un amico o un parente amante del Natale o, ancora, siete appassionati collezionisti, questo è un prodotto da non farvi scappare!

Canto di Natale è il mio classico natalizio preferito di sempre, quindi non posso far altro che invitarvi a leggerlo (o rileggerlo come nel mio caso) e, dunque, a comprare questo splendido libro.
Io ringrazio ancora una volta Franci di Coffe & Books per aver organizzato l’evento (mi raccomando, passate anche da lei e dalle altre ragazze!) e la CE per averci permesso di leggere e recensire il romanzo.


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