mercoledì 21 settembre 2022

Due Settimane in Settembre [RECENSIONE]

 


Autore: R.C. Sherriff
Casa Editrice: Fazi Editore
Pagine: 352
Prezzo: 18.50 € (cartaceo) - 9.99€ (ebook)


Trama: Ecco a voi la famiglia Stevens, intenta a prepararsi per la consueta vacanza annuale sulla costa inglese. I coniugi Stevens hanno visitato Bognor Regis per la prima volta durante la luna di miele e, da allora, questo viaggio è tradizione: ogni anno, accompagnati dai tre figli, alloggiano nella stessa pensione e seguono lo stesso programma accuratamente affinato. La pensione Vistamare è sempre più dimessa, ma che felicità prenotare una cabina in spiaggia un po’ più grande del solito e riscoprire dei luoghi tanto cari! Il signor Stevens torna riposato dalle passeggiate solitarie in cui riflette sulla propria vita, non priva di delusioni e rimpianti; la signora Stevens fa tesoro di un’ora trascorsa seduta in silenzio con il suo bicchiere di porto; la ventenne Mary assaggia il romanticismo per la prima volta; il giovane Dick evade dal malessere in cui è sprofondato con l’ingresso nel mondo del lavoro; il piccolo Ernie ha l’occasione di coltivare la sua passione: i treni e le stazioni. Ognuno, in famiglia, si gode questo breve idillio assaporando la vacanza momento per momento, consapevole che le cose potrebbero non essere le stesse, il prossimo anno.

Nella sua prima traduzione italiana, Due settimane in settembre è un vero e proprio toccasana: una lettura in grado di sollevare lo spirito, dalla quale non si può che uscire con il sorriso sulle labbra. Bestseller all’epoca della pubblicazione, oggi riscoperto ed elogiato a livello internazionale, è un romanzo straordinario che celebra i piccoli piaceri della vita ordinaria.



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"Sapeva che il tempo scorre in maniera uniforme solo sulle lancette dell'orologio: per gli uomini può adattarsi e quasi fermarsi del tutto, accellerare precipitosamente, saltare baratri e poi rallentare di nuovo. Sapeva, con un po' di tristezza, che  alla fine il tempo recuperava sempre la distanza"


Due settimane di settembre è un romanzo dello scrittore e sceneggiatore inglese Robet Cedric Sherrif, celebre per la sua opera J
ourney's End (Il grande viaggio), da cui recentemente è stato tratto anche un film con, tra gli altri, Sam Clafin e il Morfeo di Sandman, Tom Sturridge. Arrivato per la prima volta nelle librerie italiane il 13 di Settembre per Fazi editore, che ringrazio per la copia digitale in anteprima, il romanzo è ambientato negli anni che separano i due conflitti mondiali e parla di una famiglia della medio borghesia inglese, gli Stevens, che ogni anno in settembre si recano per due settimane a Bognor Regis, cittadina marittima del West Sussex.

L’idea del romanzo è nata proprio durante una vacanza dello stesso scrittore a Bognor, quasi per caso: lo stesso Sheriff  ci racconta nella prefazione che non aveva preparato alcuna scaletta e che neanche nel corso della scrittura neanche lui sapeva cosa sarebbe successo. Un libro, dunque, nato quasi per caso, ma che fu subito apprezzato sia dalla critica che dal pubblico.
Come suddetto, la trama è molto semplice: la famiglia Stevens, composta dai genitori e i loro tre figli, vivono nella periferia non lontano da Londra e ogni anno da più di vent’anni – ovvero da quando si sono sposati – visitano tutte le estati Bognor, prendendo residenza nella pensione di Vistamare. Qui per due settimane si lasciano i problemi e le preoccupazioni della vita di città per dedicarsi a ciò che più li rende felici, siano queste lunghe passeggiate, una buona pinta di birra a un pub o sorseggiare un buon bicchiere di porto mentre ci si gode il silenzio.



Il romanzo inizia precisamente il giorno prima della partenza: nei primi capitoli, infatti, troviamo gli Stevens presi dagli ultimi preparativi – preparare il pranzo al sacco, avvisare il lattaio di lasciare mezza bottiglia di latte per il gatto, lasciare il canarino alla vicina e tante altre piccole cose. Tutti sono emozionati in maniera diversa e sin da subito si percepisce nell’aria quelle vibrazioni che ognuno di noi ha provato prima di un viaggio: tutto deve essere in ordine, non bisogna assolutamente dimenticare nulla, per non parlare poi dei mezzi di trasporto. Pian piano iniziamo a conoscere questa famiglia e le sue abitudini: il Signor Steven, che non si vuole mai far vedere debole e ama le passeggiate; la Signora Stevens, piena di paura e che spesso vorrebbe evadere dalla routine; Dick, secondogenito diciassettenne, che da un anno lavora in una ditta londinese che detesta e vorrebbe di più, trovare una felicità e un appagamento che sembra sfuggirgli nonostante l’indipendenza economica e l’età adulta che si avvicina; Mary, la figlia maggiore, che si perde tra amicizie e amori estivi prima di ritornare al suo lavoro a Londra; e infine Ernie, che incarna la fanciullezza e la spensieratezza, unico che ancora riesce a godersi le vacanze e il bello in ogni cosa.

Quello che mi ha colpito di più di questo libro è l’incomunicabilità che c’è tra i personaggi: sebbene gli Stevens siano nel complesso una famiglia felice, che si vuole genuinamente bene e riesce alla fine a trovare il lato positivo in tutto, ci sono cose di cui non riescono a parlare. Dick, per esempio, non riesce a parlare con il padre di quanto il suo lavoro lo renda infelice, troppo intimorito al pensiero di deluderlo, di non essere più il figlio di cui può andare fiero; ancora, la Signora Stevens non riesce a comunicare il suo disperato bisogno di cambiamento, di una vacanza diversa, una che non le metta perennemente ansia e disagio. Questi sono solo due esempi, ma il libro è piano di momenti in cui la solitudine per me si affaccia prepotente sullo sfondo di questa vacanza assolata e idilliaca.

Due settimane in settembre non è un libro in cui accadono grandi cose, come detto prima è più un lungo resoconto di una vacanza e dei cambiamenti che il tempo inevitabilmente porta con sé. E’ la storia di una famiglia come tante, che non ha niente di più o di meno di altre, ma che allo stesso tempo affronta temi in cui tutti noi possiamo bene o male immedesimarsi.
Sicuramente non è una lettura per tutti, ma io l’ho trovata estremamente piacevole: lo stile di scrittura non risulta mai prolisso o barocco, è fluido e semplice, garantendo a chi legge una lettura spedita.
Una gran bella scoperta, un titolo che consiglio a chi ama i romanzi famigliari conditi con un pizzico di quella storicità tipica della prima metà del ‘900 che rende tutto più bello.

giovedì 28 luglio 2022

Compiti delle vacanze per amanti dei libri [REVIEW PARTY]

 


Autore: Massimo Roscia
Casa Editrice: Sonzogno - Marsilio
Pagine: 144
Prezzo: 12.90 €



Trama:
Maestri, amanti, confidenti, compagni di viaggio, amici. I libri sono questo e tanto altro ancora: ci aiutano a conoscere, scoprire, evadere, sognare, creare legami, consolarci, porci domande e trovare risposte. Sono uno specchio, una chiave, una festa, una testimonianza, una passione e spesso un passatempo. Ed è per questo che Massimo Roscia, autore arguto e pungente, ha pensato di giocare con i libri e sui libri, sfidando gli amanti – veri o presunti – della lettura. Ai bibliofili incalliti propone un quaderno che si ispira ai manuali scolastici per le vacanze, con cento esercizi tra indovinelli, anagrammi, testi cifrati, sciarade, cruciverba e tante, tantissime domande, a difficoltà crescente, che spaziano dai grandi classici alla letteratura contemporanea, dal vecchio al nuovo mondo e oltre. E poi curiosità, aneddoti, enigmi misteriosi e altre chicche prelibate. Nessun premio in palio, nessun promosso o bocciato, solo un'occasione per saggiare le proprie conoscenze e mettersi in gioco, da soli o in compagnia di familiari e amici. Insomma, un modo originale, simpatico e intelligente per trascorrere qualche ora, tenere allenata la mente e, al tempo stesso, rinfrescare la memoria; un modo diverso per nutrirsi e divertirsi. Perché, proprio come disse Cicerone, i libri sono l'alimento della giovinezza e la gioia della vecchiaia. O fu Giovenale a dirlo?

 

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 «È una verità universalmente riconosciuta che un lettore in possesso di un buon intelletto debba cimentarsi con i quesiti di Massimo Roscia» – Jane Austen

 

Alzi la mano chi non si è cimentato almeno una volta nelle parole crociate: oltre al mare, alle vacanze e al sole, l'estete per me è sempre stata sinonimo anche di parole crociate fatte sotto l'ombrellone, o magari in campagna all'ombra di un albero. A queste si alternano spesso le letture dei libri - o meglio, io alterno le letture dei libri - anche questi super gettonatissimi per passare le ore in spiaggia. E cosa c'è di meglio se non unire le parole crociate con i libri? 
A farlo ci ha pensato Massimo Roscia con il suo "Compiti delle vacanze per amanti dei libri" uscito qualche settimana fa per Marsilio Editori, che ringrazio infinitamente per la copia e avermi permesso di organizzare questo evento di sponsorizzazione del titolo.

Nella quasi 150 pagine di questo libro a quiz, Roscia ci presenta ben 100 estercizi tutti diversi e con diversa difficoltà: dal livello più facile, segnato con una matita, a quello più difficile, segnato con ben cinque matite, il lettore appassionato si destreggia tra crucipuzzle, sciarade, trova l'intruso, errori di ortografia, domande a risposte multiple, trovare i titoli dei libri e tentare di indovinare quali siano le curiosità più strane che riguardano la vita di uno o più scrittori.

Il taglio dei quiz è molto scolastico - non per niente sono compiti delle vacanze - e ci propone molti tra i grandi autori della letteratura italiana e straniera come Leopardi, Tasso, Kafka, Pasolini e Virginia Woolf. Va da sè, quindi, che prima di cimentasi in questa avventura bisogna rispolverare le proprie conoscenze sui classici della letteratura, gli stessi che molto spesso da ragazzini non sopportavamo. E sì, nel mio caso parlo proprio di autori come Verga o Manzoni!
Altra cosa che consiglio è di prendere qualcuno che sia amante dei libri anche solo la metà di voi - se più è anche un asso dei quiz anche meglio - e cimentarvi insieme negli esercizi: io ho scelto come compagna di viaggio mia madre, ma anche una mia amica con cui ci siamo confrontate su alcune domande. Una bella esperienza, davvero molto divertente.

Se dovessi trovare un difetto a questo libro, probabilmente porterei all'attenzione proprio questo suo essere troppo classico, troppo scolastico: è giustissimo dare spazio alla letteratura italiana, ricordarsi sempre da dove veniamo, ma è anche vero che non siamo solo Manzoni e Dante, e che i giovani molto spesso preferiscono un buon fantasy, un horror o magari una bella graphic novel piuttosto che Anna Karenina - con tutto il rispetto per il buon vecchio Lev. Insomma, avrei voluto vedere più freschezza, più novità, invece sono rimasta un filo delusa sotto questo aspetto.

Ora però la vera domanda è: lo consiglio? La risposta è sì, ma... ma forse il prezzo è un tantino alto per un "libro" che prenderai in mano una sola volta (un paio di euro in meno avrebbero fatto la differenza) e alla lunga ho notato che alcune cose, alcuni nomi, si ripetevano più volte, solo in modo diverso - non so quante volte sia spuntato il nome di Pasolini.
Allo stesso tempo, e come ho già detto sopra, trovare le risposte alle domande di Roscia è stato davvero un bel passatempo, quindi se cercate una alternativa sotto l'ombrellone non potete proprio lasciarci scappare questi 100 quiz che "
ci aiutano a conoscere, scoprire, evadere, sognare, creare legami, consolarci, porci domande e trovare risposte".

giovedì 21 luglio 2022

L'Impero di Sabbia [RECENSIONE]

 


Autore: Tasha Suri
Titolo: L'impero di Sabbia
Casa Editrice: Fanucci
Pagine: 372
Prezzo: 18 €



Trama: Gli Amrithi sono stati emarginati; nomadi discendenti dagli spiriti del deserto, sono ambiti ma anche perseguitati in tutto l’Impero per il potere del loro sangue. Mehr è la figlia illegittima di un governatore imperiale e di una esiliata Amrithi che lei riesce a malapena a ricordare ma da cui ha ereditato il volto e la magia. A sua insaputa, può manipolare i sogni degli dèi per alterare il destino del mondo. Quando il potere di Mehr attira l’attenzione dei mistici più temuti dell’Imperatore, viene costretta a sottostare al loro servizio: sono determinati a sfruttare la sua magia per la gloria dell’Impero. Sarà costretta a usare ogni grammo di volontà, di cuore e d’intelligenza per resistere alla crudeltà dei mistici e salvare il suo popolo da una sicura estinzione. Se dovesse fallire, gli dèi stessi potrebbero risvegliarsi in cerca di vendetta...



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L’Impero di Sabbia (Empire of Sand) è l’esordio dell’autrice britannica di origine indiana Tasha Suri. Pubblicato in UK nel 2018, è uscito solo ora in Italia per Fanucci, che ringrazio infinitamente per avermi inviato una copia cartacea.
Ma di cosa parla questo romanzo? Le vicende seguono Merh, giovane donna figlia illegittima del governatore di Irinah e della sua prima compagna, una donna di origine Amrithi che l’ha abbandonata quando lei e sua sorella erano ancora molto piccole. Mehr è sempre vissuta tra le mura palazzo di suo padre, protetta dal potere e dell’influenza che egli esercita nel suo paese, ma un giorno tutto cambia: durante una Tempesta dei Sogni, in cui la ragazza esegue una danza magica per gli dèi addormentati, il suo potere segreto viene alla luce, attirando su di sé lo sguardo dei servi dell’Imperatore e del Maha che, dopo essersi presentati alla corte di suo padre, la costringono a un matrimonio combinato e a lasciare per sempre la sua vecchia vita.

L’impero di Sabbia è un romanzo che si prende i suoi tempi. Profondamente influenzato dalla cultura indiana, ci fa conoscere pagina dopo pagina gli usi, costumi e credenze dei popoli nati dalla penna dalla Suri e di come molti di questi vengono a scontrarsi tra loro. Se, infatti, da un lato abbiamo gli Ambhan e i seguaci del Maha, un potente sacerdote che attraverso i suoi riti oscuri conferisce all’Impero infinita gloria, dall’altro abbiamo gli Amrithi, popolazione nomade che sa ancora parlare con gli dei e che viene perseguitata dai primi per il proprio credo.
Mehr appartiene a entrambe le realtà (quella Ambhan di suo padre e quella Amrithi si sua madre) ed è grazie a lei se riusciamo a conoscere ogni aspetto che le contraddistingue, a svelare le contraddizioni e i loro lati oscuri: non è quindi un caso che l’autrice si prenda il suo tempo per far entrare il lettore in questo mondo, tantomeno per trasmettere messaggi delicati come la persecuzione religiosa o il razzismo. Nelle prime 150 pagine succede poco e nulla, eppure sono rimasta incollata alle pagine, apprendendo la cultura di Mehr e di coloro che incontra nel suo cammino.

Se l’aspetto culturale è da una parte il punto forte del libro, dall’altra bisogna parlare anche dei personaggi: Mehr è una protagonista con cui non si può non empatizzare, che si fa strada nel cuore del lettore senza mai alzare la voce o cercare di ostentare i suoi poteri -  Mehr non si considera una prescelta, una protagonista diversa dalle altre e per questo superiore; lei non è la classica Mary Sue che ci viene proposta sempre più spesso nei romanzi fantasy ed è proprio per questo che risulta reale.
Reale è anche la sua storia d’amore con Amun, l’uomo che i Mistici dell’Impero la costringono a sposare e che, si scoprirà, avrà in comune con Mehr più di quanto lei non pensi. Il loro rapporto è inizialmente complesso, fatto di sospetto e diffidenza, di sguardi sottecchi e parole non dette: Mehr non si fida di Amun e Amun ha fin troppi segreti da nascondere per riuscire a farsi conoscere davvero. Eppure le cose cambiano con il procedere dei capitoli, man mano che i segreti vengono rivelati: è bellissimo vedere sbocciare il loro amore, la fiducia incondizionata su cui questo si basa e che riesce a farli sopravvivere e a vincere insieme anche le battaglie più difficili. Credo sia una delle coppie più belle e credibili in cui mi sono imbattuta negli ultimi anni.

Per essere un libro di esordio, L’Impero di Sabbia è un grandioso esordio: la Suri mostra sin da subito uno stile che cattura, semplice e dettagliato nello stesso momento, oltre che un bagaglio culturale ammirevole. Il libro non mi ha mai annoiato, anzi: ogni volta che lo prendevo in mano mi ritrovavo a leggere cinquanta pagine o più senza neanche accorgermene e solo questo per me significa tantissimo quando sto leggendo un libro che andrò poi a recensire. Anche la questione famigliare, il modo in cui Mehr è legata a sua sorella, a suo padre, persino a quella madre che l’ha abbandonata senza rimorso mi hanno emozionato. Riuscire a trasmettere tutte queste emozioni non è affatto facile, ma come già detto la Suri ha fatto un lavoro pazzesco.

Se vi piacciono i libri ambientati nel deserto, esotici e pieni di tematiche e informazioni che danno un nuovo punto di vista al lettore, oltre che protagonisti perfetti nelle loro imperfezioni e che si sanno amare e fare amare, allora non potete perdervi L’Impero di Sabbia. Una bella, bellissima scoperta. Penso proprio che leggerò altro di questa autrice.



VOTO FINALE: 4/5🌟

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