lunedì 17 aprile 2023

Once more upon a time [REVIEW PARTY]

 


 

Autore: Roshani Chokshi
Casa Editrice: Fanucci Editore
Pagine: 130
Prezzo: 14.90 €

Trama: C’era una volta, in una terra chiamata Fortezza dell’Amore, un re e una regina che si amavano, ma ahimè non più. Se, dopo un anno e un giorno, non avessero ritrovato l’amore che li univa, il loro destino li avrebbe portati a essere banditi dal loro stesso regno. E così fu.

Imelda e Ambrose non ricordano il motivo del loro matrimonio perché, un anno e un giorno prima, Ambrose si recò da una strega barattando il loro amore per la vita di Imelda. Nel giorno in cui sono costretti ad abbandonare il regno, quella stessa strega fa loro visita chiedendo a sua volta un favore. In cambio, promette di realizzare tutti i loro desideri. Non avendo più nulla da perdere, Imelda e Ambrose accettano e si avventurano in un viaggio incantato durante il quale recuperano la memoria e ricordano cosa li fece innamorare la prima volta. Con la fine del loro viaggio sempre più vicina, una nuova decisione li attende: Imelda e Ambrose inseguiranno i loro sogni o sceglieranno di amarsi, ancora una volta?

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"C'era una volta..." così inizia ogni fiaba che si rispetti, con queste tre paroline magiche che ognuno di noi almeno una volta nella vita ha sentito. Nello stesso modo inizia "Once more upon a time" di Roshani Chokshi, un romanzo fantasy breve arrivato sugli scaffali italiani qualche settimana fa grazie a Fanucci, che ringrazio per avermi mandato una copia omaggio e avermi permesso di organizzare l'evento per parlare di questo titolo.
Protagonisti di queste avventure sono Imelda e Ambrose: la prima è una delle dodici figlie di uno dei re più famosi del loro mondo; il secondo, invece, è un figlio minore in cerca della sua strada, della sua personale storia. Una storia che inizia come molte altre, durante un matrimonio celebrato in un castello, e termina con un colpo di fulmine e un vissero per sempre felici e contenti. Nel loro caso, però, il loro lieto fine dura un giorno e una notte, giusto il tempo per Imelda di morire a causa di un pomodoro avvelenato e per Ambrose di fare un patto con una strega per riportarla in vita.
E così Ambrose e Imelda dimenticano il loro amore, diventano due estranei costretti a vivere a Fortezza D'Amore per un anno e un giorno, fino quando non saranno esiliati - nessuno, infatti, può vivere in quella terra senza amarsi.

Tutto sembra ormai perduto - Imelda è pronta a tornare suo malgrado dal padre e Ambrose si prepara a cercare il suo posto nel mondo insieme al suo mantello/cavallo - quando ecco che la stessa strega che li ha rubato l'amore riappare nella loro vita per chiedere un ultimo, grande favore: rubare una pozione da una spietata regina di un regno vicino. In cambio, la strega concederà loro qualsiasi desiderio.
Inizia così il viaggio di Imelda e Ambrose tra uomini cannibali, tassi del miele che hanno subito una maledizione, furti di pozioni magice e molto ancora...
Se durante queste avventure riusciranno anche a ritrovare il loro amore perduto sta a voi scoprirlo leggendo il romanzo!

Once more upon a time è una fiaba nelle fiabe: la Chokshi infatti si è ispirata ad altre fiabe classiche per realizzare questo lavoro - Imelda, per esempio, è una delle dodici principesse danzanti della fiaba del 1800 dei Fratelli Grimm - rendendolo però più contemporaneo, anche grazie a uno stile più frizzante e a tratti divertente, direi anche tragicominco il più delle volte. Come in ogni fiaba che si rispetti c'è sempre un narratore esterno - in questo caso è la strega che li affida il compito di rubare la pozione - ma non manca l'introspezione dei singoli personaggi. Lo stile di scrittura è leggero, mai pretenzioso e il libro si legge in una manciata di giorni, se si ha tempo libero anche in un giorno stesso.

Nel complesso è stata una buona lettura, non indimenticabile, ma di quelle che ti fanno passare il tempo senza che tu te ne accorga. Molto probabilmente non lo rileggerei, ma lo consiglio se si cerca una rivisitazione fresca delle fiabe classiche, o semplicemente una lettura leggera, che strappa qualche sorriso e di tanto in tanto fa anche riflettere.

mercoledì 29 marzo 2023

SUSINE E IL DORMIVEGLIA - IL MONDO DI DOPO [REVIEW PARTY]

 


Autore: Bruno Enna - Clément Lefevre
Casa Editrice: Tunué
Pagine: 112
Prezzo: 17 €

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"Se c'è una cosa che ho imparato da questa storia, è che quello che impariamo non serve a niente"

Salve readers! Oggi vi porto la recensione di una graphic novel letta per un Review Party da me organizzato insieme alla casa editrice Tunué, che mi ha gentilmente inviato una copia cartacea. Curiosi di scoprire il mio parere? Bene, iniziamo!

Dopo cinque anni dall'uscita del primo volume è finalmente stato pubblicato anche in Italia, sempre dalla Tunué, il secondo volume delle avventure di Susine. Qui ritroviamo la nostra protagonista che si trascina di giorno in giorno in una vita apatica, priva di qualsiasi interesse; i suoi genitori sono sempre assenti, hanno perso le orecchie per ascoltarsi e ascoltare Susine e neanche le sedute con Gufo Buffone, il suo terapeuta, sembrano più aiutarla. Anche il Dormiveglia, il luogo creato dalle storie che le raccontava sua nonna, sembra un miraggio lontano, un segreto che la bambina conserva gelosamente: ma Susine deve ritornarci a tutti i costi, perchè è proprio a causa sua e del suo primo viaggio che i genitori hanno perso le orecchie e ora sono incapaci di comunicare tra loro. Inizia così il secondo viaggio di Susine, un viaggio che si rivelerà molto diverso da come se lo aspettava: qualcosa è cambiato nel Dormiveglia, i suoi abitanti hanno perso la gioia, sono diventati silenziosi e diffidenti e sarà compito suo e del suo fidato amico Palomar aggiustare una volta per tutte le cose.

Susine e il dormiveglia è una graphic novel profonda, che affronta temi mai banali e complessi: nel primo libro si affrontava il lutto, in questo invece a dare il via alle vicende è una coppia sull'orlo del divorzio, una famiglia che non è più in grado di comunicare, fatta da due genitori troppo assorti nel loro problemi per accorgersi del malessere della loro figlia. Il Dormiveglia è dunque un rifugio, ma anche uno specchio dei turbamenti della protagonista, che ritrova in questo mondo fantastico le dinamiche del mondo reale, seppur queste siano mostrate in modi più fantasiosi.
Nel complesso l'ho trovato molto cupo, pieno di sensi di colpa e tristezza, una tristezza che per fortuna dà spazio alla forza e alla speranza nelle pagine finali dell'opera.

Magistrali sono poi le tavole: ogni disegno è curato nei minimi dettagli, ogni colore scelto mai per caso, così da dare vita a un rapporto parallelo tra dialogo e disegno, entrambi necessari per far percepire al lettore tutte le sensazioni che Susine prova e ci racconta. A dir poco geniali sono i personaggi creati per popolare il Dormiveglia: i loro nomi coincidono perfettamente con il loro essere, e persino gli esseri umani - vedi il Dottor Gufo Buffone - rispecchiano totalmente l'immagina che la parola comunica.

Se dovessi trovare un difetto, invece, direi che alcune cose succedono troppo in fretta: per la maggior parte del tempo ho trovato questo lavoro frettoloso, appunto, e non sono riuscita a immedesimarmi come avrei voluto nelle varie situazioni. Certo, alcuni di questi personaggi già li avevamo conosciuti nel primo volume, ma è pur vero che questo "Mondo di Dopo" è totalmente diverso da quello di Prima, e per i miei gusti alcune dinamiche sono state tralasciate. Se la graphic novel fosse stata più lunga, sicuramente avrei alzato il mio voto. Peccato.

Nel suo complesso, però, la promuovo senza dubbi e la consiglio! E mi raccomando, andate a leggere anche le recensioni delle altre belle personcine che hanno partecipato al Review Party!


lunedì 6 marzo 2023

Storia della nostra scomparsa [RECENSIONE]

 


Autore: Jing-Jing Lee
Casa Editrice: Fazi editore
Pagine: 400
Prezzo: 17 €



Trama: Wang Di ha soltanto sedici anni quando viene portata via con la forza dal suo villaggio e dalla sua famiglia. È poco più che una bambina. Siamo nel 1942 e le truppe giapponesi hanno invaso Singapore: l’unica soluzione per tenere al sicuro le giovani donne è farle sposare il più presto possibile o farle travestire da uomini. Ma non sempre basta. Wang Di viene strappata all’abbraccio del padre e condotta insieme ad altre coetanee in una comfort house, dove viene ridotta a schiava sessuale dei militari giapponesi. Ha inizio così la sua lenta e radicale scomparsa: la disumanizzazione provocata dalle crudeltà subite da parte dei soldati, l’identificazione con il suo nuovo nome giapponese, il senso di vergogna che non l’abbandonerà mai. Quanto è alto il costo della sopravvivenza?

Sessant’anni più tardi, nella Singapore di oggi, la vita dell’ormai anziana Wang Di s’incrocia con quella di Kevin, un timido tredicenne determinato a scoprire la verità sulla sua famiglia dopo la sconvolgente confessione della nonna sul letto di morte. È lui l’unico testimone di quell’estremo, disperato grido d’aiuto, e forse Wang Di lo può aiutare a far luce sulle sue origini. L’incontro fra la donna e il ragazzino è l’incontro fra due solitudini, due segreti inconfessabili, due lunghissimi silenzi che insieme riescono finalmente a trovare una voce.

Con una scrittura poetica e potente, in questo romanzo d’esordio Jing-Jing Lee attinge alla sua storia familiare raccontando la memoria dolorosa e a lungo taciuta di una generazione di donne delle quali è stata per decenni negata l’esistenza: una pagina di storia che troppo a lungo è stata confinata all’oblio.


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"Perchè attaccarsi al passato? Ormai era finita e volevo solo guardare avanti, continuare a vivere. Non so se fu la cosa giusta. Ma adesso sono qui. Sono passati molti anni, ma ricordo tutto. Non l'avrei mai creduto. M ricordo tutto"

Storia della nostra scomparsa è un potente romanzo storico ambientato in parte nella Singapore dei primi anni 2000 e in parte in quella occupata dai giapponesi durante il secondo conflitto mondiale. Wang Di, la protagonista principale, è una giovane ragazza di origine cinese che vive con i suoi genitori e i suoi due fratelli minori in un kampong, ovvero le baraccopoli tipiche di quell'isola e di altri stati come Malesia e Indonesia. Wang Di conduce una vita semplice, fatta di faccende domestiche e lunghe passeggiate verso il mercato cittadino, dove vende le verdure dell'orto della sua casa. Non è istruita, essendo una donna questo le viene precluso, e la sua famiglia le cerca un marito che la sposi quanto prima.
Tutto cambia nel 1941, quando i soldati giapponesi fanno irruzione nel suo piccolo villaggio, raziando e prendendo le giovani donne presenti, costringendole a diventare donne di conforto. Di questa figura delle donne di conforto, di questo tema estremamente delicato, si è iniziato a parlare molto dopo la fine della guerra, poiché questo recava disonore sulla donna e sulla famiglia, che spesso ripudiava o uccideva le ragazze una volta terminata la guerra. Compito di queste donne, infatti, era "confortare" i soldati giapponesi ogni giorno, ricevendone dai trenta ai quaranta ogni sera; nessuna di loro aveva scelta, sostanzialmente il loro era un inferno fatto di stupri, di malattie trasmesse dai soldati e spesso di morte.
E' questo che Wang Di deve subire per tre anni, fino alla fine della guerra, quando viene miracolosamente liberata...


Il Vecchio si stupiva spesso della sua memoria, della facilità con cui ricordava i numeri di telefono, le ricette che aveva sentito in televisione [...] "E' così quando non sai scrivere", gli aveva detto lei una volta "Non ti resta che imparare tutto a memoria". E poi era rimasta in silenzio. Pensando che era una condanna dover ricordare ogni cosa"

Oltre alla Wang Di ragazza conosciamo anche quella anziana, una donna silenziosa e timida che ha appena perso suo marito e si sta preparando a lasciare anche la casa in cui hanno vissuto insieme. Tra Wang Di e il Vecchio, come lo chiama affettuosamente, ci sono sempre stati lunghi silenzi e parole non dette, segreti che nessuno dei due è riuscito a confessare all'altro per un motivo o per un altro. E sarà proprio questi segreti, queste storie dimenticate, che porterà alla luce l'altro protagonista del libro, Kevin, un ragazzino dagli occhiali spessi che verrà a conoscenza del segreto più grande della sua famiglia, una storia che sua nonna gli racconterà prima di andarsene per sempre.


"Dopo quella sera, mio padre sparì ancora di più. Fu allora che imparai che è possibile sparire anche senza andarsene, diventare più vuoti del vuoto. Più neri del nero."

Il romanzo della Lee è una lunga e straziante dedica alla memoria, a una parte della Storia che alcuni hanno dimenticato e che altri - come noi occidentali - non conosciamo. Troppo poco, infatti, si parla in Europa di cosa il secondo conflitto mondiale ha portato dall'altra parte del mondo, di cosa è successo ad altre minoranze, come quella coreana o cinese. La Lee ce lo racconta attraverso le donne, quelle che da sempre sono le più colpite dalla guerra, che come Wang Di e Ah Ma, la nonna di Kevin, hanno pagato un prezzo altissimo. Le loro voci si intrecciano a quelle degli altri, ti fanno riflettere e scoprire una storia mai banale, dove niente è ciò che sembra; più e più volte, infatti, sono stata portata fuori strada dall'autrice, scoprendo una nuova strada, un'alternativa alla storia che mi ero immaginata.
Leggere Storia della nostra scomparsa non è stato semplice: le sue tematiche ti mettono alla prova, ma mai ho sentito il desiderio di non continuare, di lasciare il romanzo in sospeso. Al contrario, mi sono dovuta trattenere dal finirlo in pochi giorni, perchè questo è un libro che ti cattura e ti trascina in un mondo lontano non solo nel tempo, ma anche nella distanza geografica e culturale. Wang Di, Ah Ma, Kevin, Chia Soon Wei, sono tutti personaggi con una storia da raccontare, una storia che è quasi scomparsa, ma che alla fine si prende il posto che le spetta e arriva al cuore di chi legge.

giovedì 23 febbraio 2023

Gli Invisibili [RECENSIONE]

 


Autore: Pajtim Statovci
Casa Editrice: Sellerio editore
Pagine: 232
Prezzo: 16 €


Trama: Si innamorano già dal primo incontro, seduti al tavolino di un bar. Arsim è albanese, Milos serbo, vivono a Pristina, in Kosovo, a metà degli anni Novanta, studiano all'università. Per entrambi la cultura di provenienza rifiuta le relazioni tra uomini. Eppure la loro storia sembra perfetta, l'anima e il corpo, lo spirito e la carne, Romeo ha trovato Romeo. Anche se Arsim è sposato, a seguito di un matrimonio combinato voluto dai genitori. Di lì a qualche mese la guerra sconvolgerà le loro vite, serbi contro albanesi, milioni di profughi, una ferocia efferata che scatena il terribile naufragio di una nazione. Arsim e Milos avevano un sogno, e quel sogno è impossibile. Arsim partirà con la famiglia verso un paese straniero, Milos si arruolerà come medico, vivrà in pieno la disumanità della guerra. Il primo diventerà un marito violento, un padre tirannico, il secondo sembra sprofondare nell'oscurità. Storia di una grande passione che si infrange contro una realtà assurda e al tempo stesso atrocemente vera, "Gli invisibili" è un romanzo di rabbia e tenerezza spiazzanti che racconta in un unico sguardo l'amore e l'orrore e indaga con lucidità il ricatto implacabile dei desideri che ci torturano, perché «i sogni corrono dietro alle menzogne che diciamo a noi stessi». Come è possibile sopravvivere quando non puoi essere quello che sei, quando bisogna nascondersi dal mondo e nel mondo? È un quesito che vale ancora oggi, persino da noi, e in molti paesi d'Europa, e Pajtim Statovci ha la grazia di narrare la Storia nel riflesso dello specchio più intimo e nascosto, di affrontare paure e verità con una prosa luminosa e uno sguardo delicato, con un virtuosismo che eleva la sua arte in una dimensione che non ha tempo e luogo. La giuria del Finlandia Prize, il più importante premio letterario finlandese, ha scritto: «Questo è un romanzo che incanta grazie al potere della sua lingua. Una storia di umana follia, di perdita e crudeltà, ma anche di amore e devozione».




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"Non è straordinario che un essere umano, come per umiliarsi, possa fare ripetutamente l'errore di credere che si possa recuperare il tempo perduto? E quanto il tempo diventi importante solo quando è perduto?"


Ambientato tra la metà degli anni '90 e i primi anni del 2000, Gli Invisibili è il terzo romanzo dell'autore finlandese di origini kosovare. Acclamato da pubblico e critica, il romanzo è stato portato in Italia dalla casa editrice palermitana Sellerio, che già aveva pubblicato il suo secondo libro, Le Transizioni.
Come quest'ultimo, anche Gli Invisibili (Bolla in lingua originale) tratta della guerra che ha dilaniato i balcani negli anni '90, dove due popoli - qui rappesentati dai due protagonisti - si sono odiati e distrutti senza mezze misure; come il suo secondo libro, anche questo mi ha sconvolta, fatta arrabbiare e colpito come pochi altri, anche grazie a dei protagonisti che si amano e si odiano nello stesso momento e uno stile di scrittura che sa tenere incollato chi legge alle pagine.

E' incredibile, infatti, la maestria con cui Statovci racconti di personaggi pieni di orrore, fragilità, odio e disperazione proprio come la sua (e la loro) terra d'origine. Arsim e Milos, proprio come Bujar, il personaggio delle Transizioni, sono dei protagonisti che pagano il prezzo di vivere in quella terra distrutta dalla guerra a inizio degli anni '90, dove diffidenza, miseria, crudeltà e disperazione si intrecciano e si fondono. Arsim e Milos, che conosciamo prima come due ventenni universitari e poi come due uomini adulti totalmente cambiati dalle vicissitudini della vita, sono in egual modo vittime e carnefici, due anime tormentate che non sanno come chiedere scusa per le azioni terribili che commettono e che alla fine si ritrovano ad essere solo l'ombra dei ragazzi che sono stati un tempo, pieni di sogni e speranza, anche quando di sogni e di speranze c'era ben poco.

"Con te dovrei scusarmi per aver mentito su tante cose. A volte è come se il male che vedi diventasse il male che fai"


Statovci non chiede mai scusa per quello che scrive: diretto e destabilizzante, ti catapulta in un mondo feroce, dove l'amore dura poco, il tempo di un'estate e deve essere nascosto. Poche sono le gioie regalate ai protagonisti, pochissime le pagine in cui possono davvero godere del loro amore segreto. Tutto il resto è solo violenza, anime che piano piano si lacerano, lasciando gusci vuoti.
Nelle parole di Arsim, nei diari di Milos, si affrontano temi delicatissimi, spesso disturbanti: Statovci non ha mezze misure, come ho detto prima non chiede scusa e credo che stia proprio in questo la forza dei suoi libri. Ancora una volta la sua penna fa un lavoro egregio nel narrare la Storia di un popolo che ancora poco viene narrata, la sua storia, e io da lettrice posso solo ringraziarlo per questo e consigliere i suoi romanzi.

venerdì 9 dicembre 2022

I Nostri Cuori Imperfetti [RECENSIONE]

 


Autrice: Melissa Albert
Casa Editrice: Rizzoli
Pagine: 320
Prezzo: 17 € (cartaceo) - 9.99€ (ebook)



Trama: La magia scorre profonda in questa famiglia. Ma ancora più profondi sono i suoi segreti. Segreti. Bugie. Scelte decisamente sbagliate. Stregoneria. Periferia. Adesso. L’estate di Ivy, diciassette anni, non è cominciata per niente come si era immaginata: prima l’incidente d’auto di ritorno dalla festa di fine anno; poi finisce in punizione per essersi comportata in maniera irresponsabile salendo in auto con un ragazzo ubriaco; e soprattutto l’apparizione di una strana ragazza in mezzo alla strada nel cuore della notte. E questi saranno solo i primi di una serie di eventi che scombussoleranno la vita di Ivy. Con il trascorrere dei giorni si ritroverà sopraffatta da doni inquietanti, stralci di ricordi e un segreto che in realtà conosce da sempre: sua madre è molto, molto di più di quello che lascia apparire. Città. Allora. Dana è sempre stata una ragazzina percettiva. L’estate in cui compie sedici anni, con la complicità della sua migliore amica e di una misteriosa ragazza più grande, i suoi doni sbocciano e la catapultano in una dimensione sovrannaturale. A mano a mano che le loro aspirazioni si fanno sempre più oscure, le tre ragazze si ritrovano a correre veloci verso un violento punto di rottura. Molti anni dopo, la storia di Ivy e Dana arriva al regolamento dei conti tra una madre e sua figlia, e le oscure forze che non avrebbero mai dovuto destare.



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"Una madre può essere una fotografia. Una madre può essere una santa. Un fantasma. Una sagoma benedetta che appare nel luogo in cui è scomparsa. Una madre può essere un coltello da cucina, uno scalpello. Una madre può modellare e distruggere"



I Nostri Cuori Imperfetti è l'ultimo lavoro di Melissa Albert, già famosa per romanzi young adult come Oltre il Bosco e Il Paese del Buio. Come i precedenti, anche questo libro è stato portato in Italia da Rizzoli, che mi ha gentilmente inviato una copia e dato la possibilità di leggerlo.
Confesso che quando Chiara mi ha contattata per leggere questo romanzo non ero sicura che fosse nelle mie corde: chi mi segue con costanza su Instagram e qui sul blog sa che oramai
leggo raramente libri con protagoniste sedicenni, ma questo romanzo mi ha incuriosito e attirato, portandomi a dargli una possibilità. Col senno di poi posso dire di aver fatto la scelta giusta, perchè non solo mi è piaciuto moltissimo, ma mi ha anche aiutata a uscire dal blocco del lettore in cui stavo rovinosamente precipitando.

Ambientato tra la Chigaco del passato e del presente, sviluppato su due linee temporali diverse, il libro della Albert ci presenta la storia di Dana e Ivy, rispettivamente madre e figlia, e il loro rapporto con la magia e le conseguenze (positive e negative) che questa ha avuto sulle loro vite.
Il rapporto madre/figlia è infatti al centro della narrazione, pilastro su cui si basa il libro, ed è per me l'aspetto più interessante: attraverso il punto di vista di Dana, infatti, scopriamo una giovane totalmente diversa dalla madre che Ivy conosce, dalla donna silenziosa che nasconde segreti indicibili, che non ha mai rivelato a nessuno se non alla sua migliore amica, Fe. Dall'altra parte abbiamo poi Ivy, una giovane ragazza apparentemente comune, che ha una vita molto simile alle sue coetanee: tutto cambia una notte in cui per strada il suo ex rischia di investire una ragazza che, non si sa come, conosce il suo nome. Da qui in poi, Ivy viene catapultata in un gioco più grande di lei, iniziato molto prima della sua nascita - e che, senza saperlo, le è già costato tantissimo.

"Eravamo come anatroccoli bagnati, verdi come foglie; credevamo con tutti i nostri cuori imperfetti che fossimo noi a scrivere la storia"


Tra le altre tematiche che ho apprezzato ci sono sicuramente quello della magia, tanto meravigliosa e utile quanto oscura e terribile se usata in modo irresponsabile, e l'amicizia tra Dana e Fe: per Dana questo è l'unico rapporto che l'accompagna da tutta la vita e che mai, neanche nei momenti più bui, viene intaccato. Leggendo non si può non provare un briciolo di invidia per queste amiche che sono quasi sorelle e desiderare per se stessi un legame simile.

La Albert sviluppa una narrazione fluida e scorrevole, riesce a creare un libro in grado di tenerti incollato alle pagine dal primo all'ultimo capitolo. La tensione cresce passo passo, ti tiene in sospeso fino alla fine, quando si raggiunge il picco e tutte le domande trovano finalmente una risposta. Se ancora non si fosse capito, promuovo a pieni vosti questo romanzo e ve lo stra consiglio! Attenzione, però: qui nessun coniglio è al sicuro e alcune scene potrebbero disturbare le persone più sensibili! Leggete i trigger warning prima di iniziare.

venerdì 25 novembre 2022

L'Ampolla di Vetro [RECENSIONE]

 

 

 Autrice: Beatrice da Vela
Casa Editrice: Nua Edizioni
Pagine: 300
Prezzo: 18 € (cartaceo) - 4.99€ (ebook)


Trama: Mentre in Italia si avvicina l’ombra lugubre della Grande Guerra, in Val d’Elsa, la terra del vetro verde nel cuore della campagna toscana, si intrecciano le vite di quattro giovani, che il destino deciderà di unire.
Nanni è un gigante, attaccabrighe e amante delle belle donne, cresciuto con il mito della nazione e della patria. Sua moglie, Verdiana, lo ha sposato per amore, perdendo famiglia e ricchezze.
Felice è un colto vetraio socialista che non tollera le ingiustizie.
Anita, determinata a diventare maestra, sogna una vita di avventure come quelle delle eroine dei suoi libri.
Intorno a loro si sviluppano la quotidianità, le delusioni, gli amori e i misteri di due comunità, quella di Certaldo e quella di Castelfiorentino. La storia di quattro persone, la storia di tutti: il primo capitolo di una nuova saga familiare.


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"Aveva imparato dai suoi libri che la violenza generava sempre violenza e che gli uomini, fatta la guerra una volta, parevano pigliarci gusto a voler continuare"


Esce oggi, 25 Novembre, l’Ampolla di Vetro, primo di una serie di romanzi storici a tema familiare di Beatrice da Vela, che ho avuto la possibilità di leggere in anteprima grazie a Nua Edizioni, che mi ha gentilmente inviato una copia.

Le vicende iniziano poco prima del primo conflitto mondiale, a ridosso dell’inizio della Campagna di Libia del 1913 e si svolgono in Italia, precisamente in due piccoli paesi della Toscana: Certaldo e Castelfiorito. Qui vivono i nostri quattro protagonisti, due giovani uomini e due altrettanto giovani donne, che seguiremo nel corso degli anni, imparandoli a conoscere e assistendo alle loro gioie e ai loro profondi dolori. La prima coppia che seguiamo sono Nanni – detto Nannilungo – e sua moglie Verdiana: il primo è un uomo orgoglioso, con un forte senso della patria, che ha servito come soldato semplice in molte guerre ed è i primi ad arruolarsi quando in Europa le varie nazioni decidono di entrare in conflitto tra loro; Verdiana, invece, è la figlia di un ricco commerciante di pasta, che per amore di Nanni ha rinunciato a una vita di agiatezze. E’ una moglie devota, una madre fantastica, ma è anche una donna risoluta, che sa far di conto molto meglio dei suoi fratelli maschi e non si perde mai d’animo.
A loro due si contrappongono Felice e la più piccola dei protagonisti, Anita: il primo è un ragazzo apparentemente schivo (causa anche la menomazione di una delle sue gambe),  un socialista convinto che sa lavorare il vetro con maestria e che ama la cultura e i libri tanto quanto Anita, che sogna l’indipendenza e studia per diventare maestra. Loro due sono molto diversi da Nanni e Verdiana, eppure in alcuni momenti si scoprono molto simili, specialmente quando si parla della propria famiglia e dell’affetto dei loro cari.

Ne l’Ampolla di Vetro assistiamo a uno spaccato di quotidianità che, nel suo piccolo, riesce a delineare magistralmente la Storia del nostro paese in quegli anni: con uno studio attento e minuzioso, che affonda le radici nella storia dell’autrice stessa, riviviamo vividamente quel periodo storico in cui la società cambia radicalmente e i ruoli si ribaltano. La guerra, infatti, prende alla sprovvista tutti, rivelandosi molto più lunga del previsto e costringendo le donne a prendere le redini della casa, della propria vita, e dimostrare il proprio valore. Al contempo, gli uomini devono fare i conti con il fronte, con le bombe e le trincee da cui molti non torneranno; seppure la morte tocchi solo di striscio i nostri protagonisti, è innegabile come questa distrugga il paese, anche quando gli uomini tornano dal fronte – tornare non significa sempre salvezza, perché molte sono le ferite visibili e invisibili che i soldati si sono portati loro malgrado a casa.
Attraverso Nanni, Felice, Verdiana e Anita assistiamo proprio a tutte queste cose, in modo diverso ma ugualmente importante, sottolineando che tutti – anche chi rimane a casa, impossibilitato a servire il proprio paese come lo stato richiede – sono importanti per il domani, per quel futuro incerto che solo alla fine porterà la vittoria tanto agognata.

Il punto forte del romanzo sono sicuramente i personaggi – non solo i quattro citati, ma anche i personaggi minori. Ognuno di loro, infatti, viene sviluppato nei minimi dettagli, dando vita a un romanzo corale figlio del suo tempo (non troverete nessun tentativo di modernizzare alcunché qua dentro e per fortuna direi) dove anche il lettore diviene parte integrante di questa piccola comunità. Tosca, Giovanna, I’Mena, Beppe e persino la piccola Aida non sembrano personaggi di un romanzo, ma vere e proprie persone, a cui non puoi non affezionarti. Terminato il libro, mi sono subito mancati tutti e avrei voluto leggere ancora e ancora – infatti spero che il secondo capitolo di questa serie esca quanto prima.

Il libro della da Vela è una chicca tutta italiana che non si può non leggere se si è amante dei romanzi storici, ma anche di quei titoli nostrani che ci fanno riscoprire le nostre radici, catapultare in un mondo forse lontano da noi, ma che è giusto non dimenticare nonostante le parentesi buie.



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