domenica 28 novembre 2021

Darius va tutto bene, forse (REVIEW PARTY)

 



Autrore: Adib Khorram
Titolo: Darius va tutto bene (forse)
Casa Editrice: Rizzoli
Pagine: 352
Prezzo: 17€ (cartaceo)

Trama: Darius Kellner ha sedici anni, vive a Portland ed è mezzo persiano da parte di madre, ma sa più il klingon di Star Trek che il farsi, e conosce meglio le usanze degli Hobbit che quelle persiane. Ora, il suo primo viaggio in Iran sta per rivoluzionargli la vita. Darius non è esattamente quello che si dice un ragazzo popolare a scuola: farsi accettare per quello che è non è mai stato semplice ed è convinto che in Iran sarà lo stesso. Ma quando abbraccia per la prima volta la nonna e incontra Sohrab, il ragazzo della porta accanto, tutto cambia. I due cominciano a trascorrere insieme le giornate giocando a calcio, mangiando faludeh e parlando per ore su un tetto, il loro posto segreto con vista sulla città di Yazd. Sohrab e la sua famiglia persiana lo chiamano Dariush, e lui non si è mai sentito se stesso come in quel momento: per la prima volta nella vita sente che forse, forse, le cose dopotutto potrebbero davvero andare bene per lui...

 

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 "Amo il silenzio. Anche se a volte mi fa pensare a cose tristi. Tipo se qualcuno sentirebbe la mia mancanza casomai morissi. Ho bevuto un sorso di tè e respirato l'odore del gelsomino e mi sono chiesto se qualcuno sarebbe triste se venissi ucciso in un incidente d'auto o qualcosa del genere.
E' normale. No?"


Prima di iniziare questa recensione voglio fare una premessa: probabilmente non sarò sempre oggettiva nelle righe che seguiranno e questo perché mi ci sono ritrovata troppo in questo libro. Darius ha parlato alla me adolescente, ma anche un po’ alla me trentenne, andando a toccare temi delicati e facendolo con una delicatezza che mi ha stretto il cuore e formato un groppo in gola per metà della lettura. In ogni caso, spero di esserlo il più possibile – oggettiva, intendo – e che la mia recensione vi convinca a dare una possibilità a questo libro.

Ma di che cosa, o meglio di chi, parla questo libro? Il libro parla, come potete immaginare, di Darius, un adolescente americano di origini persiane appassionato di Star Treck, del Signore degli Anelli e di ogni tipologia immaginabile di tea. Darius è quello che potremmo chiamare nerd, un ragazzo impacciato, con problemi relazionali con suo padre e un mostro sempre in agguato che gli sussurra all’orecchio: la depressione.
Ebbene sì, Darius soffre di depressione, prende delle pillole per tenerla a bada, e questo gli crea tantissime difficoltà nella vita di tutti i giorni, una vita resa già complicata dai bulli – o come gli chiama lui i Servi Senz’anima dell’Ortodossia – che proprio non lo lasciano in pace e lo prendono di mira appena possono.
Essere nella sua mente non è sempre facile, specialmente perché possiamo notare come queste dinamiche impattino sui suoi pensieri, sulla sua autostima, sulla definizione di se stesso.
Darius è americano, ma non proprio; è persiano, ma non proprio; insomma, Darius non sa bene chi sia, ma potrebbe scoprirlo quando visiterà per la prima volta la famiglia di sua madre a Yazd, in Iran, e incontrerà per la prima volta in carne e ossa sua nonna e suo nonno.
Yazd, infatti, non è la città che Darius immagina, fatta di oasi e cammelli e stereotipi vari, ma una città con minareti che cantano all’alba, macchine che sfrecciano alla velocità della luce e ventilatori danzanti. Qui conosce Sohrab, un ragazzino della sua età che abita a pochi passi dalla casa dei suoi nonni, e con lui instaura una singolare amicizia priva di vergogna o (pre)giudizi, fatta di complicità, regali inaspettati, lunghissime partite di calcio, profondo dolore condiviso e tantissimo ta’arof. Terminato il libro, diventeranno l’uno il migliore degli amici dell’altro.

"Nessuno mi aveva mai gettato un braccio alle spalle come aveva appena fatto Sohrab. Come se fosse perfettamente normale fare una cosa del genere a un altro ragazzo. Come se fosse una cosa che gli amici fanno normalmente l'uno con l'altro. Sohrab non ha muri dentro di sé. Amo questo aspetto di lui".

Parlando di altro, in particolare dell’ambientazione del libro, non si può non apprezzare la minuziosità con cui Khorram abbia scritto – e descritto – la cultura persiana. Di capitolo in capitolo, infatti, scopriamo non solo le meraviglie artistiche e archeologiche presenti in Iran, ma anche una cultura millenaria, tradizioni radicate negli abitanti e usanze che profumano di spezie e sanno di convivialità. Certo, a queste non mancano le dure critiche del governo, ma per fortuna vengono messe in secondo piano in favore di un popolo che si dimostra ospitale e caloroso, una famiglia che nel corso del libro diventa anche la tua.

Come accennato prima, in questo libro si parla di malattie mentali: Darius, proprio come suo padre da cui l’ha ereditata, soffre di depressione. Questa condizione viene vista ancora con diffidenza, minimizzata – non per nulla molti personaggi chiedono ripetutamente a Darius perché è triste, come se la depressione fosse quasi un capriccio – e accompagnata, se posso, da tanta ignoranza. Questo accade non solo a Yazd, ma anche in America, ma anche qua in Italia, dove chiedere aiuto per una malattia mentale è ancora fonte di vergogna, uno stigma che bisogna nascondere.
Darius, però, non la nasconde, cerca di combatterla come può e di accettarla nonostante i momenti non sempre facili e i neri pensieri che arrivano a oscurare anche i momenti più felici e luminosi. La depressione è parte di lui e con lei si affiancano, purtroppo, altri piccoli disturbi come quello di ripetere sempre le stesse cose ancora ancora nella propria testa, ma anche di non riuscire ad esprimersi come vorrebbe. Per questo vi prego di non essere “cattivi” con Darius e di portare pazienza. Sono sicura che alla fine verrete ricompensati a dovere.

Non siete ancora del tutto convinti di volerlo leggere? Allora vi parlerò dello stile di scrittura. Khorram scrive in modo meraviglioso, semplice ma dritto al punto, riuscendo a parlare sia al pubblico più giovane – giuro, non so cosa avrei dato da adolescente per avere in libreria un libro del genere – sia a chi l’adolescenza l’ha passata da parecchio. Iniziato il libro mi sono ritrovata piacevolmente a macinare pagine su pagine, finendolo in pochi giorni. Come suddetto, Darius è una perfetta voce narrante, e i suoi riferimenti nerd a Tolkien e Star Treck vi conquisteranno dalla primissima pagina. E poi, insomma, a uno che legge anche le Appendici del Signore degli Anelli si può soltanto voler bene, punto!

"Nessuno mi vuole qui" "Tutti ti vogliono qui. C'è un detto in persiano. Tradotto diventa: "il tuo posto era vuoto". Lo diciamo quando ci manca qualcuno. [...] Il tuo posto era vuoto, prima. Ma questa è la tua famiglia, questo è il tuo posto"


Adesso non avete più scuse per non leggerlo, quindi andate in libreria, sugli stores online o in biblioteca e procuratevi una copia di questo romanzo. Non ve ne pentirete!


VOTO FINALE: 4.5/5🌟

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Grazie mille a Rizzoli per avermi permesso di leggere questo meraviglioso libro in anteprima, per la copia cartacea gentilmente inviata e a Franci di Coffee and Books per aver organizzato l'evento.

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