giovedì 20 gennaio 2022

Sonata d'Inverno - Recensione

  


Autrice: Dorothy Edwards
Titolo: Sonata d'Inverno
Casa Editrice
:
Fazi - collana le Strade
Pagine: 176
Prezzo
: 17€ (cartaceo)


Trama: In un piccolo villaggio della campagna inglese che sa di Jane Austen quanto di Čechov, mentre l’inverno imbianca il paesaggio si dipanano le vicende sentimentali e sociali di una piccola comunità: due sorelle corteggiate a intermittenza, un cugino che non sa cosa fare di sé, una ragazzina ribelle che cerca di evadere da un contesto familiare soffocante, e il forestiero Arnold Nettle, giovane e cagionevole musicista trasferitosi in campagna per fuggire l’inverno cittadino. Le lunghe serate trascorrono tra goffe conversazioni ed esibizioni musicali che sono le sole ad animare la calma che avvolge il paese. Tutti, in cuor loro, aspirano a qualche indefinito mutamento, sperano in un attimo epifanico che possa imprimere alla vita un corso più deciso, ma la voce dei protagonisti rimane in gola, così come il rumore dei passi si perde nel silenzio ovattato dell’inverno.
La solitudine della condizione umana è la grande protagonista di questa storia, tratteggiata con pochi tocchi delicati, simili a quelli che animano le corde del violoncello suonato nelle buie sere invernali. Dorothy Edwards firma un romanzo quieto, intimo, nel quale lo stato d’animo dei personaggi prende corpo accordandosi con la musica e con il paesaggio, mentre si comincia a intravedere, in fondo alle strade innevate, l’inevitabile arrivo della primavera.


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"Perchè l'inverno è come la falsa Florimell e la sua bellezza si dissolve non appena la si tocca"


In uscita il prossimo 27 gennaio per Fazi editore, che ringrazio per avermi permesso di leggere in anteprima il libro, Sonata d’Inverno è l’unico romanzo pubblicato dall’autrice gallese Dorothy Edwards, scomparsa prematuramente nel 1934 all’età di 31 anni. Scritto nel 1928, il romanzo è tornato in auge solo recentemente, quando è stato ripubblicato prima nel 1984 e successivamente nel 2011. Ora, per la prima volta e dopo quasi un secolo dalla sua creazione, arriva in Italia.

Ambientato in un piccolo paese di campagna inglese, il romanzo si apre nel primo giorno d’inverno, quando il  timido e impacciato Arnold Nettle fa il suo arrivo nella cittadina senza nome: cagionevole di salute, impiegato presso l’ufficio postale e amante della musica e del suo violoncello, Mr Nettle farà ben presto la conoscenza della famiglia Neran e del cugino delle due giovani di casa, George Curle.
Giorno dopo giorno, con l’inasprirsi del tempo e l’arrivo della prima neve, le vite abitudinarie e a tratti monotone di questi quattro giovani vengono in contatto, nella speranza di riuscire a creare un rapporto che sopravviva al freddo e alle intemperie.

Sonata d’Inverno non è un romanzo pieno di azione o colpi di scena, di quelli con una trama avvincente e piena di intrighi e sotterfugi; al contrario, il libro è fatto di lunghi silenzi, di parole non dette, di pensieri che ci portano nel profondo dell’animo dei protagonisti. Una malinconia che, accompagnata in sottofondo dalle note del violoncello di Mr Nettle, segue il lettore durante tutta la lettura.
L’arrivo del tanto temuto inverno, infatti, getta i personaggi in una sorta di alienazione, una inquietudine che cinge tutti nella sua morsa e che ricorda sotto un certo punto di vista i romanzi delle sorelle Bronte. Proprio come in un romanzo di Charlotte Bronte anche qui il paesaggio e la natura inglese la fanno da padrone, diventando quasi i protagonisti del romanzo: la Edwards è magistrale nel delineare la piccola cittadina e i punti più brillanti del libro sono proprio quelli che hanno come soggetto le descrizioni minuziose delle sue vedute, dei suoi cipressi o, ancora, degli alberi spogli e della collina sulla quale giace placida la dimora dei Neran. Come i suoi personaggi, anche noi lettori veniamo travolti prepotentemente dall’inverno, dalla neve pallida e silenziosa, dal freddo gelido che soffia al tramonto ed entra nelle ossa.

"L'ambizione non è affatto una cosa ridicola, ma semplicemente una specie di umiltà mistica che induce l'uomo a pensare con reverenza e con gioia proprio a ciò che egli, ed egli solo, è destinato a compiere"


Tornando ai personaggi, anche questi mi hanno ricordato sotto alcuni aspetti le protagoniste dei romanzi delle sorelle Bronte, mentre altri, come Pauline e il Signor Premiss, ricordano moltissimo nei loro modi di fare e di approcciarsi agli altri quelli di Jane Austen. Il migliore tra loro è, a mio avviso, il Signore Nettle, con il quale si riesce a empatizzare molto o, ancora, a provare simpatia e una sincera comprensione per il suo essere timido e il suo voler dire tante cose senza riuscire a pronunciarne più di una manciata. Anche in George si delinea un bel personaggio, anche se non del tutto ben sfruttato, mentre più sfocate sono le sorelle Neran, Olivia ed Eleanor, che fino alla fine rimangono degli enigmi non del tutto decifrati.

Sonata d’Inverno non è un libro per tutti (o che consiglierei a tutti) e malgrado la sua brevità può dimostrarsi a tratti ostico – specialmente all’inizio si fa molta fatica a entrare nel ritmo e ci vuole molta pazienza. Se, però, il lettore riesce a superare questo primo ostacolo troverà tra le sue pagine una magistrale critica alla condizione umana, alla sua profonda solitudine fatta di silenzi inesprimibili, oltre che molti aspetti autobiografici dell’autrice stessa, che con la depressione e la solitudine ha combattuto tutta la sua vita.


VOTO FINALE: 3.5/5🌟

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